della Boschi, lo Studente, l’Ateneo di Catania, e il “Magnifico” Rettore

porto fuori dal Fakebook, dove tutto si riduce a chiacchere da bar aka  casalinga di Voghera, questa analisi che trovo assolutamente conforme che centra il CORE dell’enorme fuffa politica in cui ci ritroviamo nostro malgrado, incastrati.

mi riferisco ai 2 video che circolano in rete questi giorni,  del cd. “incontro” presso l’Ateneo di Catania http://www.scuolasuperiorecatania.it/incontro-con-lon-maria-elena-boschi/ 

tra:

Maria Elena Boschi, Ministro per gli Affari Costituzionali.

lui, lo studente,  Alessio Grancagnolo.

e l’analisi/commento assolutamente perfetto e inlinea (IN-TOPIC) di Andrea Fontana:

Sui contenuti, la risposta della ministra Maria Elena Boschi è complessivamente penosa, con particolare riguardo alle critiche/timori, sollevate dallo studente Alessio Grancagnolo (e da fior di costituzionalisti) relative al rischio di instaurazione di una “democrazia di investitura” / “premierato assoluto”.
Al di là dei contenuti, la ministra ha impostato la sua intera risposta sulla base di un trucco retorico profondamente disonesto, visibile nel seguente scambio (prima riporto lo scambio, poi lo commento):

MINUTO 2.05. STUDENTE:
La Corte non mette in dubbio la legittimità G I U R I D I C A delle camere (sebbene qualche costituzionalista obietti che le attuali camere non possano spingersi fino alla revisione costituzionale).

Ma il vero problema è un altro: che legittimità P O L I T I C A ha un parlamento eletto con una legge incostituzionale? E soprattutto che legittimità P O L I T I C A ha questo parlamento di nominati nell’attuare la più grande riforma della Costituzione della storia di questo paese, che con la modifica di 51 articoli della Carta va ben oltre l’ordinaria amministrazione?”

MINUTO 9.39. MINISTRA:
“Primo tema che viene posto nell’intervento: legge elettorale dichiarata parzialmente illegittima dalla Corte Costituzionale nella famosa sentenza numero 1 del 2014, quindi illegittimità di questo parlamento a votare e a decidere sulle riforme costituzionali. Credo che onestà intellettuale imponga di leggerla tutta, la sentenza della Corte Costituzionale, che chiarisce che questo parlamento è perfettamente legittimato (a prescindere dalle considerazioni politiche che ci possono essere da parte di alcuni esponenti o da parte di alcuni cittadini). Lo ha detto la Corte Costituzionale. Quindi se ha ragione quando ci dice che una parte è illegittima (della legge elettorale), deve avere altrettanto ragione quando ci dice che questo parlamento è perfettamente legittimato a svolgere la propria funzione legislativa, senza limiti e vincoli di alcuna sorta. Quindi questo parlamento può legiferare; può legiferare in ogni materia, comprese le riforme costituzionali.”

COMMENTO:
La ministra ricorre a un disdicevole artificio (o insieme di artifici) retorico: mette in bocca allo studente ciò che lo studente non ha detto, passa a criticare questa immaginaria tesi, ed elude la risposta alla vera domanda.
Lo studente, infatti, aveva distinto con grande attenzione la legittimità giuridica da quella politica, sottolineando che la prima non è messa in dubbio, e che il problema è invece la seconda, spronando/sfidando la ministra a rispondere in tal merito. Nella sua risposta la ministra, ricapitolando le posizioni dello studente in modo distorto, fa intenzionalmente cadere quella distinzione nettamente tracciata, e risponde parlando di legittimità tout court, ma dando risposte che avrebbero senso solo se lo studente avesse messo in dubbio la legittimità giuridica.
In questo modo la ministra ad ogni effetto mette surrettiziamente in bocca allo studente ciò che egli ha esplicitamente negato (ossia che il parlamento fosse giuridicamente illegittimato ad approvare la riforma), cerca di smontarne l’intero discorso confutando quest’ultima tesi artefatta, elude totalmente la richiesta di rispondere alla domanda/provocazione sul punto politico, e addirittura rivendica questa elusione dicendo “a prescindere dalle considerazioni politiche”.

Come “a prescindere dalle considerazioni politiche”? Ma se proprio su quello era stata interrogata e pungolata!

Infine il Rettore Giacomo Pignataro è . S E N Z A . V E R G O G N A.
A tutti gli effetti ha – con voce rotta dalla tensione – censurato il ragazzo, allorquando questi ha (giustamente e coraggiosamente) parlato di “tour propagandistico” negli atenei italiani. Quando si dice: avere una coda di paglia grande come una casa…

LO SCAMBIO TRA LA MINISTRA E LO STUDENTE, DA CUI HO ESTRATTO LE CITAZIONI QUI SOPRA:
https://www.youtube.com/watch?v=5REmBkEL8Rs

L’INTERA CONFERENZA/FINTO-INCONTRO:
http://livestream.com/…/579…/events/5372623/videos/123128394
(l’incipit del rettore Pignataro, con velata incensatura del governo del “cambiamento”, è perfino un po’ imbarazzante).

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POST SCRIPTUM:
Comunque faccio notare che il “format” (format???) dell’evento non era quello di una “conferenza”, bensì esplicitamente quello di un “incontro” tra allievi, docenti e ministra, sul tema “le riforme costituzionali”.
Eccone la prova: http://www.scuolasuperiorecatania.it/incontro-con-lon-mari…/
Pertanto la pretesa (tanto del rettore dell’Università di Catania, quanto di molti detrattori dello studente) che non vi sarebbe stata censura poiché l’evento non prevedeva un contraddittorio, è destituita di ogni vero sostanziale fondamento.
Altrimenti non lo si sarebbe dovuto chiamare “incontro” allievi-docenti-ministra (come ha invece fatto ufficialmente la Scuola Superiore di Catania, organizzatrice dell’evento insieme all’Università).

Lo si sarebbe dovuto piuttosto chiamare “conferenza”, “esposizione”, “illustrazione”…
O forse lo si sarebbe potuto anche chiamare con quel nome che tanto ha fatto innervosire il rettore: “tour propagandistico”.
A quel punto nessuno avrebbe potuto sollevare l’accusa di censura.
10 minuti, per una voce dissenziente ma argomentante, potevano essere concessi, tanto più che era l’ultimo intervento in programma.

POST POST SCRIPTUM:
Noto comunque che a tanti commentatori sta sfuggendo il contesto dell’evento, parlandone come fosse un incontro di natura meramente tecnica/culturale/giuridica, su una riforma che abbia ormai passato tutte le fasi necessarie per essere definitivamente e completamente operativa, e che debba essere soltanto spiegata.
No. Chi la pensa così si sta perdendo completamente il contesto politico.
La riforma costituzionale, infatti, sarà oggetto di una consultazione referendaria popolare.

E, proprio per informare i cittadini-elettori e metterli in condizione di decidere, a breve comincerà la campagna referendaria vera e propria dei due comitati contrapposti: quello per il “sì” e quello per il “no”.
Eventi di questo tipo, venduti come “incontri” tra allievi, docenti e ministra (ma che in realtà si strutturano come conferenze con ruoli, spazi e tempi nettamente distinti e asimmetrici), configurano una propaganda de facto nel momento in cui – in contraddizione con la pretesa di essere “incontri” – non prevedono il contraddittorio e non mettono a confronto paritariamente le ragioni del sì e quelle del no (ci voleva tanto a chiamare, ad esempio, un Gustavo Zagrebelsky, presidente emerito della Corte Costituzionale, e farlo sedere accanto alla Boschi?).

POST POST POST SCRIPTUM:
Ho notato che c’è chi contesta la sensatezza dell’espressione “legittimità politica”, sostenendo che non significhi nulla o quasi nulla, e che pertanto la Boschi non avrebbe potuto che rispondere come ha risposto, in quanto non vi sarebbe altra legittimità se non quella giuridica.
Due osservazioni a tal proposito.
Prima: il tema può essere interessante e meritevole di venir sviscerato, ma nel caso che qui discutiamo esso non costituisce in alcun modo un buon argomento a favore della Boschi e contro il ragazzo.

La Boschi, infatti non ha per nulla mosso tale obiezione (vacuità semantica dell’espressione “legittimità politica”), ossia non ha detto:

“guardi che legittimità politica non significa nulla, quindi tutto deve esser riportato a quella soltanto giuridica, e su tale piano noi eravamo perfettamente legittimati a fare questa riforma”.

No. Boschi ha capito bene cosa diceva il ragazzo, non ha contestato la sua terminologia e relativa pregnanza/sensatezza, e ha invece truccato le carte, fingendo di non aver colto la distinzione da lui invocata (legittimità politica VS legittimità giuridica), mettendogli in bocca l’esatto opposto di quanto il ragazzo aveva detto, e attaccando quest’ultima (fantasiosa) tesi per attaccare lui (che tanto non avrebbe avuto, come si è visto, diritto di controreplica per denunciare il basso trucchetto).
Seconda osservazione: non è così semplice liberarsi del concetto di “legittimità politica”, pretendendo che sia vuoto o, tutt’al più, risolvibile totalmente in quello di legittimità giuridica.
A tal proposito invito coloro che conoscono un po’ di filosofia politica a richiamare alla mente teorie come quella della nascita dello stato secondo Thomas Hobbes, e a cogliere come il problema che questo tipo di teorie si pone è proprio quello della legittimità politica del potere, legittimità che si colloca – sia cronologicamente sia logicamente – prima di quella giuridica (e che anzi la fonda).

Invito invece coloro che poco masticano di filosofia politica a leggere quanto detto nell’articoletto https://it.wikipedia.org/wiki/Antropologia_politica nel paragrafetto “legittimità politica”.

 

#RomaNonSiVende: mobilitazione cittadina 19 Marzo

roma

 

Corteo 19 marzo #Romanonsivende :

dal Quartiere di San Giovanni
** appuntamento ore 15.00 davanti il Csoa Sans Papiers – Viale Carlo Felice 69

streaming in diretta della giornata di mobilitazione con Wake The Town – Radiosonar.net

dalle 15 in poi su    www.radiosonar.net

oppure da facebook     https://www.facebook.com/radiosonar/app/402411266453495/

appello per il corteo e il link all’evento del corteo:


https://www.facebook.com/events/908947745869983/

#RomaNonSiVende: Appello per una mobilitazione cittadina per il 19 Marzo

Da mesi un nuovo equilibrio si è stabilito a Roma. Un equilibrio che supera le istituzioni democratiche e applica attraverso la gestione prefettizia le ricette decise dal governo Renzi e dall’Europa.

Il Dup (Documento unico di Programmazione) firmato da Tronca è un concentrato di queste misure: imposizione di tagli lineari, privatizzazione dei servizi, alienazione del patrimonio pubblico sacrificando sull’altare del debito di Roma Capitale i beni, gli spazi e i servizi pubblici della città. Un documento che lascia pochi margini di manovra a chi si candida a governare Roma e poche speranze ai romani sempre più privati di servizi essenziali.

Il Dup rappresenta bene la gabbia di una città incastrata fra una politica istituzionale clientelare e corrotta incarnata dalle giunte degli ultimi anni, e la trappola dell’obbedienza cieca al patto di stabilità.

Una gabbia che non lascia spazio alla democrazia, ma che al contrario traduce la fase di eccezionalità, iniziata con Gabrielli a seguito dello scandalo di Mafia Capitale, in fase di normalizzazione dell’era Tronca.

Il risultato è una città governata da un gruppo di prefetti i quali, protetti dalla loro veste di “tecnici”, hanno il compito di applicare il principio di austerità senza se e senza ma, sancendo la priorità dei vincoli di bilancio rispetto alla garanzia dei diritti fondamentali.

L’imposizione incondizionata di sacrifici imposti ai lavoratori ed alle lavoratrici delle aziende partecipate di Roma Capitale con il conseguente blocco della contrattazione, le minacce di inutili privatizzazioni con contestuale licenziamento di migliaia di lavoratori precari come nel caso di educatrici, maestre, lavoratori dell’accoglienza e dei canili comunali, il lavoro notturno non più retribuito, la negazione sia del riconoscimento della clausola di salvaguardia sociale che l’accesso alla cassa integrazione sono gli esempi più lampanti della pericolosa precipitazione della gestione Tronca.

Tutto ciò mentre nello stesso DUP si certifica una carenza di personale pari ad 8.000 unità e gli organi di stampa conducono una campagna denigratoria nei confronti dei lavoratori capitolini, ATAC ed AMA in primis, tacciandoli di “fannullaggine”.

Ma siamo certi che la città sia d’accordo con questa linea? E’ davvero inevitabile sacrificare servizi e diritti conquistati in anni di lotte, per gettare qualche moneta nel pozzo nero del debito di Roma? E questo debito, siamo sicuri sia davvero un dogma intoccabile? Tante realtà diverse si stanno ponendo le stesse domande, alcune di queste si incrociano e si confrontano, altre non si conoscono ma scoprono di parlare la stessa lingua.

Le centinaia di sfratti per morosità incolpevole, le minacce di sgomberi per spazi romani,

che colpiscono non solo centri sociali e le occupazioni abitative, ma associazioni, coworking, comitati, e tante altre micro-realtà, stanno suscitando una risposta che passa per partecipatissime assemblee, come quella ad Esc a fine gennaio, e come le ultime riunioni cittadine a casale Falchetti. Da questi momenti di confronto è sempre più forte l’esigenza di mettersi su un piano della discussione globale, che sia in grado di leggere la complessità della sempre più drammatica situazione che la città di Roma soffre.

Sappiamo bene che gli attacchi ricevuti sono in totale continuità con i processi attivi sulla metropoli e, per questo, crediamo sia necessario imporre una svolta al pericoloso tentativo di “riscrittura” della nostra città. Una svolta che vede negli sgomberi e nei tagli dei servizi due facce della stessa medaglia. Una svolta che riguarda tutte e tutti: da chi fa politica attiva nei territori, a chi semplicemente si muove con i mezzi pubblici o manda i propri figli ai nidi comunali.

In assenza totale di spazi di democrazia, il rischio di essere schiacciati da un “tallone di ferro” che impone la finanzarizzazione della metropoli è una questione che deve essere affrontata collettivamente.

C’è bisogno di una risposta cittadina, ampia e partecipata, che possa aprire nuovi spazi decisionali e nuovi conflitti, contro la cappa prefettizia e giubilare e che dica chiaramente che #RomaNonSiVende.

Tronca deve essere bloccato e l’emendamento del DUP e del bilancio di previsione di fine Marzo ribaltato. E’, a nostro avviso, necessaria una risposta visibile, che sfili nelle strade della capitale con tutte e tutti coloro che vogliono una Roma diversa, mentre Tronca e i suoi tecnici scorrono i tasti sulla calcolatrice della vendita delle nostre vite.

Coscienti che un percorso di questa portata ha bisogno di ulteriori momenti di confronto dove auspichiamo continuino a convogliare le tante realtà in lotta che fanno di Roma una città che non si arrenderà facilmente all’arroganza della finanza e delle politiche economiche europee ed internazionali; per un percorso che non sia tra “addetti ai lavori”, ma nel quale ogni cittadino si senta coinvolto, per un percorso partecipato, espansivo e, soprattutto in divenire, promuoviamo tutti insieme gli spazi sociali, il sindacalismo di base e conflittuale, i movimenti per il diritto all’abitare, le cooperative sociali, le realtà dei lavoratori autorganizzati, i comitati di quartiere una manifestazione cittadina per il 19 Marzo.

Perché non vogliamo farci s-Troncare, ma vogliamo vivere in una città in cui fioriscano i diritti!

Il Dup S-Tronca Roma, stronchiamo il DUP insieme

#RomaNonSiVende

Il rimedio è la povertà (di Goffredo Parise)

…e rappresenta oggi forse più che allora una staffilata alla nostra inerzia materiale e morale.

Prismi - Pensieri filosofici

Pubblico qui un articolo di Goffredo Parise tratto dalla rubrica che lo scrittore tenne sul “Corriere della sera” dal 1974 al ’75 (ora nella bella antologia a cura di S. Perrella, Dobbiamo disobbedire, Adelphi 2013). L’articolo, che apparve il 30 giugno 1974, è un piccolo gioiello di stile e di pensiero di questo autore sovranamente libero e alieno da tutte le chiese e i salotti dell’apartheid politico italiano, e rappresenta oggi forse più che allora una staffilata alla nostra inerzia materiale e morale. Non mi sembra inoltre privo di qualche collegamento con le riflessioni sulla povertà che Alessandro Bellan ha recentemente condotto su questo blog.

Goffredo Parise scrive a macchina«Questa volta non risponderò ad personam, parlerò a tutti, in particolare però a quei lettori che mi hanno aspramente rimproverato due mie frasi: «I poveri hanno sempre ragione», scritta alcuni mesi fa, e quest’altra: «il rimedio è la povertà. Tornare indietro? Sì, tornare…

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Minister No More!

Il ministro uscente ha scritto che porterà “addosso con orgoglio il disgusto dei creditori” e che “noi della sinistra sappiamo fare gioco di squadra, senza interessarci ai privilegi delle cariche, per cui sosterrò appieno il premier Tsipras, il nuovo ministro delle finanze e il nostro governo”.

Yanis Varoufakis

The referendum of 5th July will stay in history as a unique moment when a small European nation rose up against debt-bondage.

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cookies law: Per sapere se aprire quella porta, devo aprire quella porta

uno scritto simpatico, da Giorgio Giunchi:

1.

Se un pubblico funzionario mi ferma sull’ uscio di casa mentre mi
avventuro, guarda un po’ te’, per strada, e mi chiede dove sto andando,
gli chiedo perche’ me lo chiede.

2.

Se mi risponde che me lo chiede per via di una legge d’ Italia [la culla
del diritto] organica a direttive d’ Europa, “la regione del mondo
dove e’ più elevata la tutela costituzionale dei dati personali”
come recita con misurata modestia il preambolo di

http://www.camera.it/application/xmanager/projects/leg17/attachments/upload_file/upload_files/000/000/187/dichiarazione_dei_diritti_internet_pubblicata.pdf

gli rispondo

3.

Gli rispondo che vado al piu’ vicino ufficio emigrazione per trasferirmi
in lande selvagge e incivili, dive i miei diritti siano assolutamente
non tutelati.

4.

Esiste da qualche tempo una roba che si chiama internet.

Un protocollo internet si chiama HyperText Transfer Protocol

Le cui specifiche sono elaborate e mantenute dalla Internet Engineering
Task Force

tramite specifici documenti, a partire da
“Hypertext Transfer Protocol — HTTP/1.0”

https://tools.ietf.org/html/rfc1945

Ma sempre nella Culla del Diritto del Continente dei Diritti ecc.

“ci si sono messi in mezzo”.

Esecutivamente da un memorabile giorno d’ inizio giugno 2015, d.C. ,
sempre per tutelare me, quando esco di casa per andare
telematicamente dove non si sa,

per metter piede in internet,

devo “staccare il biglietto”

esprimere “consenso” “informato” si/no

e “prima” leggere le limpidissime pagine

http://www.senato.it/4570
http://www.camera.it/leg17/69?testostrumenti=12
http://www.garanteprivacy.it/web/guest/home/docweb/-/docweb-display/docweb/1311248#articolo13

con annessi tutti i plurilingui non meno limpidi puntatori,

infine fare il magico clik, primo di una sequenza del labirinto di Borges,
ovviamente

5.

Per sapere se aprire quella porta, devo aprire quella porta

in commosso aggiornamento di Epimenide che disse che tutti i greci mentono,
se diceva la verita’ mentiva, se mentiva diceva la verita’.

6.

Non sono uno degli apocalittici, tanto per capirci, sono peggio che
integrato, sono un reazionario.

Siamo tutti colpevoli, siamo tutti complici, e come diceva Bruno de Finetti
ch’ era un genio, siamo tutti imbecilli, ma non facciamone un culto.

7.

E meno male che c’e’ qualcuno ancora qualcuno che demistifica,
provoca, si espone personalmente mettendoci la faccia, il nome e
cognome, provate ad aprire

http://blog.quintarelli.it/

grazie quinta

8.

Ad oni buon conto, essendo io reazionario, tutte le pagine

cctld.it
public.it
rfc3271.org
quadernionline.it

le faccio a manetta, con notepad, in un html di quando i cookie
nemmeno esistevano

Per cui se qualche pubblica amministrazione intima a me di inserire nelle
mie pagine linee di codice banner disclaimer a tutela dei diritti
delle persone, gli rispondo.

9.

BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE

http://cctld.it/DISCLAIMER/doc/DeFinetti_Manifesto_1965.pdf

giorgio

::::::::::::::::

/ we love Bruschetta, not cookies

 

Cannabis, autoproduzione e cura. inline: VICE su SkyTG24: cime di Stato

can

Il titolo e’ gia’ un programma.

Italia: “cime” di Stato a cui in fondo di persone e pazienti frega zero,  in corsa per occupare il posticino appena semiliberato  “ancelle del sacro fuoco protezione scema uso di $cime$ di Cannabis”. 

il motivo e’ sempre lo stesso. il solito, vecchio, inutile, dannoso, ma navigato monopolio di [cime] di Stato.

Una fissazione ridicola, da malati mentali immaginari, fomenta queste “cime”:

l’appropriarsi di autodeterminazione, liberta’, diritto alla cura, E uso ludico di questa meravigliosa Pianta.

cuore di canapa

Nella puntata VICE, su SkyTG24, ha voluto (tentato?) indagare sul tema della legalizzazione dell’uso della cannabis
per scopi terapeutici. additando l’uso (e ABUSO) da parte del cd. “Stato” Italiano, MA di fatto non assumendo una posizione PRECISA, di cui il servizio-denuncia risulta monco, cosi’ descrivono:

Sempre più paesi stanno rivedendo le politiche sul consumo e la vendita. In Italia intanto il mercato nero della cannabis, sotto forma di hashish  o marijuana, vale 3 miliardi di euro, e sembra lontana la possibilità di legalizzarla.
Chiara Galeazzi e’ stata inviata in Marocco, da cui proviene la maggior parte dell’hashish consumato in Italia, e negli stabilimenti italiani dove verrà coltivata la marijuana a scopo terapeutico.

Ne risulta quindi che ad oggi chi si autoproduce la Cannabis venga pedissequamente additato, e non se ne esce.

quando in realta’ rappresenta un avanguardia.

lo commenta Mefisto, [www.assonabis.com/it/alessandro-mefisto-buccolieri/], e ci sta poco da aggiungere:

[chi autoproduce, sia per uso terapeutico che ludico, supplisce alla colpevole latitanza di uno Stato che si definisce “di diritto”, mentre fugge dai propri doveri, criminalizzando e obbligando alla clandestinita’ quei suoi cittadini che dovrebbe invece assistere, sostenere, e proteggere perche’ versano in stato di malattia.

Persino l’O.M.S. afferma che è un diritto di ogni essere umano in condizione di malattia fare tutto il possibile per alleviare le proprie sofferenze, dice ogni cosa possibile e non ogni cosa legale.

Sono convinto che coltivarsi le proprie piante sia un diritto universale dell’umanità, e chi e’ malato,  solo se volesse, a differenza della cittadinanza non sofferente, avrebbe un diritto un più, in un vero stato di diritto.

Dovrebbe essere dovere dello Stato che così si definisce, il farsi garante del vostro diritto, garantendo le vostra necessità e fornendovi la verde terapia, anche se non poteste o voleste coltivarla.

La testimonianza di Claudia [intervistata nel video di VICE] invece prova che, perfino per chi ciò è ufficialmente riconosciuto e prescritto, questo diritto rimane una chimera da conquistare, inseguendola faticosamente tra infinite peripezie a discapito della continuità terapeutica.

Se un diritto riconosciuto sulla carta rimane inapplicato per le colpe di uno stato inadempiente dei propri doveri, appare ovvia e indiscutibile l’equazione “di necessità virtù” e le possibilità sono solo due:

rinunciare alla terapia o autocoltivarsela perche costretti, per necessità e non per il piacere.

A chi acquista il Bedrocan e a chi si autocoltiva il fabbisogno alla cura:

sono due aspetti inscindibili dello stesso fenomeno di causa e effetto,  paralleli e consequenziali, giocano nella stessa squadra e in termini calcistici, l’affondo di uno tiene in gioco l’altro, evitandogli il fuorigioco.

I nemici sono altrove, il loro fine è il profitto e lo strumento è il monopolio.

Hanno fondato un finto CSC, non coltivano nulla ma hanno registrato una SRL in attesa di poter distribuire, in regime di monopolio, Cannabis Terapeutica alle cliniche, ospedali e pazienti, come chiaramente descritto nel loro statuto.]

CSC, che al contrario sono la dimostrazione di come cooperazione e autoaiuto siano aspetti fondamentali e imprenscindibili dell’essere umano. la storia della nascita dei CSC parla chiaro, ad oggi riconosciuti in paesi evidentemente piu’ all’avanguardia, mentale, della nostra dismessa Italia.

per approfondire, da ENCOD e FreeWeed: http://freeweed.it/encod-cannabis-social-club-europei/

e anche un articolo proprio di VICE, del 2 febbraio: http://www.vice.com/it/read/cannabis-social-club-italia-986

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ribelli certo, geniali forse, ma ghettizzati e autoghettizzati.

era il 28 novembre 2011, quando un articolo di Cassandra, in arte Marco Calamari, diventera’ un punto fermo della mia, personale, resilienza di vita.

e’ arrivato il momento di portare fuori quel tipo di “comunicazione” che per anni e’ rimasta quasi sigillata dentro un pacchetto cd. “elite”, e’ il momento di capire e ritrovare autonomia, personale e sociale.

I colori di Cassandra/ Nero: la scomparsa della Rete

di M. Calamari -

Internet si evolve, seguendo i percorsi di massificazione
e allargamento della sua utenza. Ma il processo è tutt'altro che
democratico: non tutto è andato per il verso giusto, e non è detto tutto
sia ancora recuperabile.
In anni passati chi si è trovato ad essere cittadino della Rete, e perciò, 
come tutti i veri cittadini di una nazione, ad adoperarsi ed a lottare 
perché il buono che c'era non fosse eliminato, il male che non c'era 
non vi fosse introdotto e che in generale i diritti delle persone fossero rispettati,temeva che la Rete
potesse soccombere ad un'invasione di entità governative, alla censura
ed al controllo, insomma, ad un'occupazione "militare". La storia ci
insegna che questo non ha (per fortuna) avuto successo.

L'arrivo di orde di persone ignoranti (in senso latino - che non conoscono)
e che quindi si comportavano spesso come turisti caciaroni in visita in
un paese senza conoscerne o rispettarne caratteristiche, abitudini,
regole, e usanze, prontamente soddisfatta dall'apparire di un e-commerce
spesso esagerato, hanno radicalmente cambiato la Rete;

non in meglio, probabilmente, ma la Rete si è adattata ed è sopravvissuta.

Grazie a una preesistente "economia del dono" ha sviluppato memi ed
entità che si sono moltiplicate, non grazie a campagne pubblicitarie o
pressioni di gruppi di interesse, ma per merito dell'eccellenza tecnica
frutto dell'economia del dono, tanto che persino grandi aziende di
informatica hanno trovato conveniente venire a patti (spesso barando, ma
questo è un altro discorso) con il Software Libero e con i metodi con
cui la Rete costruiva sé stessa.

Nemmeno questa crescita esponenziale, inflazionaria,
globale, epocale ha distrutto la Rete, né ha prodotto, nel male e bene,
una trasformazione.

L'apparizione di entità delle Rete di dimensioni tali da
renderle quasi onnipotenti, come Google, Twitter e Facebook, o di ibridi
Mondo-Rete come Apple ed Amazon, ha segnato un altro punto di svolta, in
questo caso totalmente negativo.

Una frazione maggioritaria della popolazione della Rete, che rappresenta
ormai una frazione consistente
della popolazione mondiale, ha iniziato a riversare sé stessa nella
Rete, ma ha purtroppo scelto la strada sbagliata.

Invece di diffondere in Rete il meglio di sé stessi, cose accuratamente
realizzate e curate, possibilmente intelligenti o geniali, e magari fare
questo con una certa dose di umiltà,
vi ha riversato la propria vita e le proprie relazioni, permettendo ai
pesi massimi della Rete di esercitare silenziosamente il loro potere per
accumulare ricchezze ed istituire un tecnocontrollo pervasivo.

Malgrado questo la parte più sana, costituita spesso dai primi abitanti
della Rete stessa (vogliamo dire i nostri Padri?) è sopravvissuta e per
certi aspetti si è pure rafforzata, riuscendo ad aprire spazi di
dibattito e di confronto che hanno interessato, anche se
superficialmente, molte persone.

Ma si tratta pur sempre una minoranza che discute con una
minoranza appena un poco più grande, mentre la grande festa (festa?)
continua per la maggioranza degli abitanti (non più Cittadini) della Rete.
Di nuovo la Rete si adatta, sopravvive, per certi aspetti cresce ancora
ma per altri inizia a snaturarsi.

Oggi due nuovi fenomeni hanno iniziato a manifestarsi. Il primo è che la
Vecchia Signora ha cominciato ad esigere tributi sempre più grandi dalla
Rete, cominciando a sottrarle, spesso nel quasi totale silenzio, le menti
migliori e gli esempi più fulgidi. Il secondo è che la Rete stessa ha
cominciato ad assottigliarsi e a nascondersi qua e là, sempre più lontano
dalla percezione della maggioranza dei suoi abitanti.

Telefonini, pad, console, televisioni, e tanti altri aggeggi connettono
le persone e si connettono tra di loro, realizzando una connettività
implicita, pervasiva, che viene percepita e quindi diventa lo stato
"naturale" delle cose. Un sogno di anni fa... ma forse qualche cosa di
più simile ad un incubo oggi.

Perché?

Perché la Rete in quanto entità poliedrica, quasi sempre benefica,
specchio di un mondo "reale" anche se cibernetico, e civile anche se
talvolta oscura e violenta, scomparirà dalla vista.

La connettività di persone e cose diventerà una categoria "naturale",
come veder scorrere l'acqua se apro un rubinetto, accendersi una
lampadina se premo l'interruttore, o avere un'applicazione o un servizio
informatico quando se ne ha bisogno.

Purtroppo abbondanza e gratuità non significano
libertà, possibilità di scelta e partecipazione.

"Panem et circenses" hanno contribuito in misura notevole alla caduta di
Roma come faro (con lati buoni e cattivi, ovviamente) di una civiltà
progredita.

La trasformazione di una cittadinanza partecipativa in una plebe sazia e
facilmente controllabile è proprio quello che sta manifestandosi oggi. E
se tutto quello che rende manifesta l'esistenza del mondo dei bit
scomparirà negli oggetti quotidiani, cosa potrà mai rimanere della Rete
e più in generale del mondo dell'informatica come la conosciamo?

Solamente una vastissima maggioranza di plebei sazi di quotidiano e
privi di domande ed aspirazioni, unicamente concentrati sulla promozione
del proprio sé come brand personale.

Rimarranno poi due minoranze gruppi, due "Caste" a modo loro. La prima
minoranza sarà quella dei potenti, per giunta talvolta ammirati dalle
masse, coloro che sanno, decidono cosa fanno gli oggetti, li progettano,
e li danno da realizzare ad una parte della plebe (oggi in oriente, ma
domani chissà) che in condizioni di sfruttamento produce cose che non
comprende e che probabilmente non può permettersi.

La seconda minoranza sarà quella dei ribelli, dell'underground digitale
così ben tratteggiato da Gabriele Salvatores

<http://it.wikipedia.org/wiki/Nirvana_%28film%29> in "Nirvana":


ribelli certo, geniali forse, ma ghettizzati e autoghettizzati.
Pronti a vendere parti del proprio corpo, e soprattutto senza un
progetto individuale e men che mai collettivo per il futuro.

Questa profezia è così "nera" solo per via di banali aiCosi impugnati da
folle di aiDioti che li usano per monitorare ossessivamente il proprio
profailo?

Non per questo, non ancora per questo, ma per la evidente
direzione che questo indica, per la mancanza di reazioni e di rifiuto di
chi, sia dal lato della Rete che da quello della cultura, dovrebbe
metterlo allo scoperto, denunciarlo e combatterlo.

*Marco Calamari <http://www.marcoc.it/>*

 

 

13.02.15 Secret Masked Party call4all

Colgo l’occasione x invitarti al secret party:
=====>   Secret Masked Party / venerdi 13 febbraio 2015   <=====

Secret location …possiamo solo dirvi che sara’ un Club all’interno di uno dei Teatri + belli di Roma.

L’ Irregolarità, la difformità dalla regola generale, l’esigenza di uscire dalla monotonia del clubbing,

dalle solite feste,  il desiderio di offrire un esperienza unica ed etilica a tutti gli invitati.

In una cornice diversa dal solito, anomala e soprattutto… SEGRETA.

Immersi in un scenario immaginario, dove lo spazio fisico e rappresentativo lascera’ posto a un vero e proprio Club Techno.

Vi stupiremo e stupirete con la vostra interattivita’ all’evento, indosserete se lo vorrete, la maschera “Tracotantia”

Prenotate sin da ora il vostro braccialetto.  

==> Il teatro che diventa club <===
mandatemi un sms al 333 61.43.962 o 340 70.48.642

Open Bar tutta la Notte, &&

∆NOM∆LI∆ =>  Techno // Drum & Bass // Dub

Short Bio : ITA
MARK BHUT

È uno dei grandi pionieri della musica techno in Italia, definito anche uno dei padri putativi della prima scena della musica trance embrionale primi anni novanta, e della techno importata direttamente dalla Germania.

La Germania e’ da anni il paese europeo in cui si concentrano la maggior parte di musica elettronica e artisti di tutto il mondo che cercano, provano, trovano musica in terra tedesca.

Attingo da sempre li’, dalle prime influenze negli anni 90 condividendo da varie generazioni consolle con artisti di calibro mondiale.

Per citarne alcuni, dalle prime sonorità techno Sven Väth, in club come L’ Omen di Francoforte, Tresor, insieme ai primi mega party come il Tribal Gathering.

Fino ai giorni nostri l’ evoluzione continua con la musica sempre nell’anima.

Il suo profilo si arricchisce grazie all’ esperienza acquisita suonando accanto a dj del calibro di Dj Dag, Mark Spoon, Dr Motte (fondatore della love parade)
E poi con Van Dik, Cosmic Baby, Prodigy etc etc.

Come una falena , che ama trasformarsi, un nuovo percorso Artistico musicale sta per cominciare.

Concept Artistic : Electrovinyl

taste it …:::  https://soundcloud.com/markbhut/mark-bhut-middle-storm-02 :::…

Metro Olografix compie 20 anni!

 

 

L’Associazione Culturale Telematica Metro Olografix compie 20 anni!

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Nata a Pescara nel 1994 grazie all’impegno di appassionati di informatica e telematica, quest’anno festeggia un traguardo importante con un evento di promozione culturale ­completamente gratuito per il pubblico ­ al cui interno si svolgono una serie di convegni e workshop per raccontare la storia della telematica attraverso quella della nostra associazione, tracciare gli Stati Generali dell’Hacking in Italia e del futuro di Internet.

Chi scrive [cioe’ Nic aka => http://www.nicolabattista.it/metro-olografix-compie-20-anni.html  n.d.r. :D]

ha gravitato attorno a Metro per un certo periodo a partire dal 1995, per poi associarsi e partecipare attivamente ad eventi come I…ludiamoci, TiG ’97, TiG ’98, MOCA 2012 e altro ancora, collaborando in alcuni casi anche all’organizzazione.

MO20 ZERODAY * Back to the Future” è un evento articolato su due giornate, 6 e 7 dicembre 2014, negli spazi del Centro Polivalente “Britti” in via Rio Sparto 78 a Pescara (zona Università).

Previste anche alcune proiezioni e una serie di performance musicali per la serata del 6 dicembre.

Di seguito, il programma della manifestazione, pubblicato anche sull’apposito sito, mo20.olografix.org al quale si rimanda anche per eventuali aggiornamenti e variazioni allo stesso.

—–

IL PROGRAMMA

Sabato 06/12/2014 #> BACK TO THE FUTURE

MATTINA #>______________________________________
10.00 – 13.00 BACK TO THE FUTURE | RIGHTS
10.00 – 10.30 Accoglienza e Saluti
10.30 – 12.30 Partecipazione e diritti in rete

12.30 – 13.00 Premiazione Logo Contest

POMERIGGIO #>___________________________________
15.00 – 16.00 BACK TO THE FUTURE | HISTORY
15.00 – 16.00 Storia della Metro Olografix

16.00 – 19.00 BACK TO THE FUTURE | HACKING
16.00 – 17.00 Antonio “S4tan” Parata – .NET for Hackers
17.00 – 18.00 Francesco “Ascii” Ongaro – Ringobongo LTD Annual Report 2014
18.00 – 19.00 Massimiliano “sgrakkyu” Oldani e Francesco “RageMan” Perna – Sunday, Monday, 0-days …

20.00 21.30 FILM The bling ring di Sofia Coppola, 2013, 90 min.

SERA #>__________________________________________
22.00 – 01.00 BACK TO THE FUTURE | PARTY
22.00 – 01.00 Live Concert: Lilia, Globster, Aural Smog, HoRoBi

Domenica 07/12/2014 #> CODING THE FUTURE
MATTINA #>___________________________
10.00 – 13.00 CODING THE MEMORY
10.00 – 10.30 Accoglienza
10.30 – 12.30 Archeologia digitale

12.30 – 13.00 Glory Time
13.00 – 15.00 FILM Her di Spike Jonze, 2013, 126 min.

POMERIGGIO #>_____________________
15.00 – 17.00 CODING THE MATTER
15.00 – 16.00 programmare la Materia: dai BIT alla Materia, tutto si programma
16.00 – 17.00 Valerio “ftp21″ Mancini – Video killed the radio hack

17.00 – 19.00 CODING THE MONEY
17.00 – 18.00 Raffaele Mauro – Hacking Finance
18.00 – 19.00 Guido “Flandero” Dassori – Bitcoin&blockchain: non solo speculazione

19.00 – 23.00 CODING THE FUTURE
19.00 – 19.30 MOCA Jamboree 2016!
20.00 – 01.00 L’ARROSTICINO * Cena di Autofinanziamento

— Hackspace :: H24 —

 

Sesso pazzo

i Manicomi non esistono piu’.

Al di là del Buco

E. mi scrive una cosa così: “E’ una storia delicata questa. Ma non potrei raccontarla se non sul tuo blog.” Io ne sono felice e la condivido con voi. Godetevela. Un abbraccio a E. e buona lettura!

>>>^^^<<<

– Il sesso fra dementi non lo possiamo consentire – sentenziò il Capo. A definirlo con la sua qualifica tecnica, il Capo è il Coordinatore della struttura residenziale psichiatrica in cui lavoro. I turni di notte me li pagano ventisette euro e cinquanta. Nella mia ingenuità di operatrice alle prime armi, avevo fatto l’errore di chiedere che venisse inserito come punto all’ordine del giorno della riunione mensile d’équipe la questione dei desideri e dei bisogni sessuali delle persone ospiti qui. La risposta fu così secca e disarmante da costringere me e pochi, pochissimi, altri operatori a auto-costituirci in un gruppo clandestino, quasi carbonaro, che abbiamo battezzato “Sesso pazzo”. Sembrerebbe uno scherzo…

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Yanis Varoufakis

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Al di là del Buco

Verso la fine della guerra fredda (e pure calda) tra i sessi

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