rosarno:il tempo delle arance

rosarno: il tempo delle arance from Nicola Angrisano on Vimeo.

Volevano braccia e sono arrivati uomini…

“Il Tempo delle Arance” (30 min)

realizzato da InsuTv a Rosarno nei giorni del pogrom e della deportazione dei migranti

per ritrovare, nelle immagini e nei racconti dei protagonisti, le ragioni della ribellione contro la violenza e l’apartheid. Cui è seguita la vendetta della mafia e del governo…

Abbiamo appena saputo che mercoledi 20 gennaio sarà in Campania il ministro dell’interno Maroni. Quindi capita quanto mai opportuna la manifestazione a carattere regionale che si sta organizzando a Caserta…

A seguire l’appello della mobilitazione di martedi 19 gennaio con appuntamento alle ore 10 in piazza Vanvitelli a Caserta – Da Napoli appuntamento ore 08.30 Stazione Centrale -(presso Hotel Terminus)

Appello mobilitazione antirazzista a Caserta per i fatti di Rosarno

Sabato 9 gennaio a Caserta presso il Centro Sociale ex canapificio circa 500 migranti e rifugiati si sono riuniti in un’assemblea per discutere di ciò che è accaduto a Rosarno. Tanti migranti e rifugiati che erano a Rosarno per la raccolta degli agrumi stanno tornando a casa. Sono i giovani africani che vivono a Castel Volturno, a Casal di Principe, Teano, Aversa, Afragola, Pianura, S.Anti mo. Sono i lavoratori stagionali che si spostano dal casertano a Foggia, Potenza, Cassibile, a seconda dei frutti da raccogliere. Sakà, 26 anni richiedente asilo del Burkina Faso è visibilmente provato, ha la paura negli occhi. E’ appena arrivato a Caserta per l’assemblea ma stenta a parlare ci abbraccia e dice quà ci sparano come fossimo polli. Non so come ho fatto a scappare, sono stato due giorni nascosto su un albero. Youssuf, ivoriano 25 anni, dopo essere stato medicato in ospedale la sera del 7 è riuscito ad arrivare alla stazione ed è arrivato oggi. E’ felice di essere ancora sano e salvo ma non ha ricevuto il salario di tre mesi di lavoro. Come e a chi potrà denunciarlo? E’ uno dei braccianti agricoli senza permesso di soggiorno ignorati dalla regolarizzazione prevista solo per colf e badanti. Grazie al lavoro di questi giovani braccianti africani a Rosarno anche quest’anno gli agrumi sono arrivati sulle nostre tavole. Come è successo a Castel Volturno nel settembre 2008 e a Rosarno già lo scorso dicembre 2008 questi lavoratori sono stati aggrediti, cos’ come in tante altre occasioni e soprattutto a ridosso dei giorni di paga. A Castel Volturno è stata la camorra a sparare, a Rosarno l’anno scorso a sparare e ferire gravemente due giovani ivoriani furono due balordi poi fermati grazie alla collaborazione dei migranti. Ad un anno di distanza i lavoratori stagionali che sono arrivati a Rosarno hanno trovato le stesse condizioni di sfruttamento di sempre, la stessa indifferenza delle istituzioni rispetto alle condizioni di vita degradanti ed alle aggressioni quotidiane ai danni dei braccianti impegnati per la raccolta degli agrumi. Noi siamo testimoni di centinaia di storie di lavoratori aggrediti perchè “pretendevano” il salario, picchiati e derubati dai caporali o da gruppi di persone rimasti impuniti, tanto “il permesso di soggiorno non ce l’hanno..”. Tutto ciò in un clima di colpevole silenzio delle istituzioni e omertà dei tanti che traggono ricchezza dalla presenza degli immigrati. A Rosarno quest’anno il lavoro è stato più scarso per tutti in quanto sono ritornati alla raccolta delle arance anche quei migranti che hanno perso il lavoro a Vicenza, Lodi, Castel Franco, licenziati dalle fabbriche, a rischio di perdere il permesso di soggiorno. In questo clima giovedì sera è avvenuta la sparatoria che ha scatenato la rabbia dei migranti che in modo più duro dell’anno scorso si sono ribellati. Lo sfruttamento indiscriminato provoca la ribellione, e al di là degli obiettivi materiali contro cui si è scatenata questa rabbia, bisogna saper cogliere il messaggio di chi ha deciso che non vuole più subire l’apartheid.
Da là sono partite invece altre aggressioni ai migranti con fucilate e sprangate che sono andate avanti due giorni e ci chiediamo come sia potuto accadere che un gruppo di persone abbia potuto aprire la “caccia al nero”, come sia possibile che abbiamo tenuto in ostaggio forze dell’ordine e immigrati a rischio di linciaggio.
La decisione di allontanare da Rosarno i migranti è stata una decisione politica dettata da questi cittadini con le mazze e le pistole? O è stata una scelta del governo perchè la ribellione non poteva “restare impunita”?! A nostro avviso a Rosarno ha vinto la ndrangheta. Ci auguriamo che tutti possano tornare a casa in sicurezza e senza espulsioni. Ma temiamo per le oltre cento persone che sono ancora rinchiuse ad esempio nel centro di Bari. Deportarle sommerebbe infamia a infamia.
L’assemblea del Movimento dei migranti e dei rifugiati ha deciso perciò di accogliere i fratelli di ritorno da Rosarno con un appello alla mobilitazione. Una giornata di mobilitazione sotto la Prefettura di Caserta per MARTEDI’ 19 GENNAIO affinchè le istituzioni adottino un provvedimento di regolarizzazione che possa far emergere dal lavoro nero e dalle condizioni di sfruttamento i migranti impegnati nell’agricoltura e garantiscano le condizioni di accoglienza e di tutela dei lavoratori immigrati ceh pure hanno già il permesso di soggiorno. Per combattere lo sfruttamento c’è bisogno di adeguati strumenti. La regolarizzazione e i diritti di cittadinanza sono la base della convivenza e l’antitodo al razzismo. Al tempo stesso bisogna bloccare i rastrellamenti di massa e gli sgomberi senza alternative che sono partiti dopo Rosarno e che in questi giorni cominciano a svolgersi anche in Campania. RIGETTIAMO LA RIPRODUZIONE DEL “MODELLO ROSARNO” PER UNA VERA POLITICA Di ACCOGLIENZA!
Facciamo appello alle realtà di movimento, alle associazioni, ai sindacati, alle realtà laiche e religiose, ai parlamentari ad intervenire affinchè la lotta contro il razzismo, la camorra e lo sfruttamento diventi una comune lotta per la dignità . Appuntamento alle ore 10.00 di Martedi 19 gennaio in piazza Vanvitelli a Caserta
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