della Boschi, lo Studente, l’Ateneo di Catania, e il “Magnifico” Rettore

porto fuori dal Fakebook, dove tutto si riduce a chiacchere da bar aka  casalinga di Voghera, questa analisi che trovo assolutamente conforme che centra il CORE dell’enorme fuffa politica in cui ci ritroviamo nostro malgrado, incastrati.

mi riferisco ai 2 video che circolano in rete questi giorni,  del cd. “incontro” presso l’Ateneo di Catania http://www.scuolasuperiorecatania.it/incontro-con-lon-maria-elena-boschi/ 

tra:

Maria Elena Boschi, Ministro per gli Affari Costituzionali.

lui, lo studente,  Alessio Grancagnolo.

e l’analisi/commento assolutamente perfetto e inlinea (IN-TOPIC) di Andrea Fontana:

Sui contenuti, la risposta della ministra Maria Elena Boschi è complessivamente penosa, con particolare riguardo alle critiche/timori, sollevate dallo studente Alessio Grancagnolo (e da fior di costituzionalisti) relative al rischio di instaurazione di una “democrazia di investitura” / “premierato assoluto”.
Al di là dei contenuti, la ministra ha impostato la sua intera risposta sulla base di un trucco retorico profondamente disonesto, visibile nel seguente scambio (prima riporto lo scambio, poi lo commento):

MINUTO 2.05. STUDENTE:
La Corte non mette in dubbio la legittimità G I U R I D I C A delle camere (sebbene qualche costituzionalista obietti che le attuali camere non possano spingersi fino alla revisione costituzionale).

Ma il vero problema è un altro: che legittimità P O L I T I C A ha un parlamento eletto con una legge incostituzionale? E soprattutto che legittimità P O L I T I C A ha questo parlamento di nominati nell’attuare la più grande riforma della Costituzione della storia di questo paese, che con la modifica di 51 articoli della Carta va ben oltre l’ordinaria amministrazione?”

MINUTO 9.39. MINISTRA:
“Primo tema che viene posto nell’intervento: legge elettorale dichiarata parzialmente illegittima dalla Corte Costituzionale nella famosa sentenza numero 1 del 2014, quindi illegittimità di questo parlamento a votare e a decidere sulle riforme costituzionali. Credo che onestà intellettuale imponga di leggerla tutta, la sentenza della Corte Costituzionale, che chiarisce che questo parlamento è perfettamente legittimato (a prescindere dalle considerazioni politiche che ci possono essere da parte di alcuni esponenti o da parte di alcuni cittadini). Lo ha detto la Corte Costituzionale. Quindi se ha ragione quando ci dice che una parte è illegittima (della legge elettorale), deve avere altrettanto ragione quando ci dice che questo parlamento è perfettamente legittimato a svolgere la propria funzione legislativa, senza limiti e vincoli di alcuna sorta. Quindi questo parlamento può legiferare; può legiferare in ogni materia, comprese le riforme costituzionali.”

COMMENTO:
La ministra ricorre a un disdicevole artificio (o insieme di artifici) retorico: mette in bocca allo studente ciò che lo studente non ha detto, passa a criticare questa immaginaria tesi, ed elude la risposta alla vera domanda.
Lo studente, infatti, aveva distinto con grande attenzione la legittimità giuridica da quella politica, sottolineando che la prima non è messa in dubbio, e che il problema è invece la seconda, spronando/sfidando la ministra a rispondere in tal merito. Nella sua risposta la ministra, ricapitolando le posizioni dello studente in modo distorto, fa intenzionalmente cadere quella distinzione nettamente tracciata, e risponde parlando di legittimità tout court, ma dando risposte che avrebbero senso solo se lo studente avesse messo in dubbio la legittimità giuridica.
In questo modo la ministra ad ogni effetto mette surrettiziamente in bocca allo studente ciò che egli ha esplicitamente negato (ossia che il parlamento fosse giuridicamente illegittimato ad approvare la riforma), cerca di smontarne l’intero discorso confutando quest’ultima tesi artefatta, elude totalmente la richiesta di rispondere alla domanda/provocazione sul punto politico, e addirittura rivendica questa elusione dicendo “a prescindere dalle considerazioni politiche”.

Come “a prescindere dalle considerazioni politiche”? Ma se proprio su quello era stata interrogata e pungolata!

Infine il Rettore Giacomo Pignataro è . S E N Z A . V E R G O G N A.
A tutti gli effetti ha – con voce rotta dalla tensione – censurato il ragazzo, allorquando questi ha (giustamente e coraggiosamente) parlato di “tour propagandistico” negli atenei italiani. Quando si dice: avere una coda di paglia grande come una casa…

LO SCAMBIO TRA LA MINISTRA E LO STUDENTE, DA CUI HO ESTRATTO LE CITAZIONI QUI SOPRA:
https://www.youtube.com/watch?v=5REmBkEL8Rs

L’INTERA CONFERENZA/FINTO-INCONTRO:
http://livestream.com/…/579…/events/5372623/videos/123128394
(l’incipit del rettore Pignataro, con velata incensatura del governo del “cambiamento”, è perfino un po’ imbarazzante).

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POST SCRIPTUM:
Comunque faccio notare che il “format” (format???) dell’evento non era quello di una “conferenza”, bensì esplicitamente quello di un “incontro” tra allievi, docenti e ministra, sul tema “le riforme costituzionali”.
Eccone la prova: http://www.scuolasuperiorecatania.it/incontro-con-lon-mari…/
Pertanto la pretesa (tanto del rettore dell’Università di Catania, quanto di molti detrattori dello studente) che non vi sarebbe stata censura poiché l’evento non prevedeva un contraddittorio, è destituita di ogni vero sostanziale fondamento.
Altrimenti non lo si sarebbe dovuto chiamare “incontro” allievi-docenti-ministra (come ha invece fatto ufficialmente la Scuola Superiore di Catania, organizzatrice dell’evento insieme all’Università).

Lo si sarebbe dovuto piuttosto chiamare “conferenza”, “esposizione”, “illustrazione”…
O forse lo si sarebbe potuto anche chiamare con quel nome che tanto ha fatto innervosire il rettore: “tour propagandistico”.
A quel punto nessuno avrebbe potuto sollevare l’accusa di censura.
10 minuti, per una voce dissenziente ma argomentante, potevano essere concessi, tanto più che era l’ultimo intervento in programma.

POST POST SCRIPTUM:
Noto comunque che a tanti commentatori sta sfuggendo il contesto dell’evento, parlandone come fosse un incontro di natura meramente tecnica/culturale/giuridica, su una riforma che abbia ormai passato tutte le fasi necessarie per essere definitivamente e completamente operativa, e che debba essere soltanto spiegata.
No. Chi la pensa così si sta perdendo completamente il contesto politico.
La riforma costituzionale, infatti, sarà oggetto di una consultazione referendaria popolare.

E, proprio per informare i cittadini-elettori e metterli in condizione di decidere, a breve comincerà la campagna referendaria vera e propria dei due comitati contrapposti: quello per il “sì” e quello per il “no”.
Eventi di questo tipo, venduti come “incontri” tra allievi, docenti e ministra (ma che in realtà si strutturano come conferenze con ruoli, spazi e tempi nettamente distinti e asimmetrici), configurano una propaganda de facto nel momento in cui – in contraddizione con la pretesa di essere “incontri” – non prevedono il contraddittorio e non mettono a confronto paritariamente le ragioni del sì e quelle del no (ci voleva tanto a chiamare, ad esempio, un Gustavo Zagrebelsky, presidente emerito della Corte Costituzionale, e farlo sedere accanto alla Boschi?).

POST POST POST SCRIPTUM:
Ho notato che c’è chi contesta la sensatezza dell’espressione “legittimità politica”, sostenendo che non significhi nulla o quasi nulla, e che pertanto la Boschi non avrebbe potuto che rispondere come ha risposto, in quanto non vi sarebbe altra legittimità se non quella giuridica.
Due osservazioni a tal proposito.
Prima: il tema può essere interessante e meritevole di venir sviscerato, ma nel caso che qui discutiamo esso non costituisce in alcun modo un buon argomento a favore della Boschi e contro il ragazzo.

La Boschi, infatti non ha per nulla mosso tale obiezione (vacuità semantica dell’espressione “legittimità politica”), ossia non ha detto:

“guardi che legittimità politica non significa nulla, quindi tutto deve esser riportato a quella soltanto giuridica, e su tale piano noi eravamo perfettamente legittimati a fare questa riforma”.

No. Boschi ha capito bene cosa diceva il ragazzo, non ha contestato la sua terminologia e relativa pregnanza/sensatezza, e ha invece truccato le carte, fingendo di non aver colto la distinzione da lui invocata (legittimità politica VS legittimità giuridica), mettendogli in bocca l’esatto opposto di quanto il ragazzo aveva detto, e attaccando quest’ultima (fantasiosa) tesi per attaccare lui (che tanto non avrebbe avuto, come si è visto, diritto di controreplica per denunciare il basso trucchetto).
Seconda osservazione: non è così semplice liberarsi del concetto di “legittimità politica”, pretendendo che sia vuoto o, tutt’al più, risolvibile totalmente in quello di legittimità giuridica.
A tal proposito invito coloro che conoscono un po’ di filosofia politica a richiamare alla mente teorie come quella della nascita dello stato secondo Thomas Hobbes, e a cogliere come il problema che questo tipo di teorie si pone è proprio quello della legittimità politica del potere, legittimità che si colloca – sia cronologicamente sia logicamente – prima di quella giuridica (e che anzi la fonda).

Invito invece coloro che poco masticano di filosofia politica a leggere quanto detto nell’articoletto https://it.wikipedia.org/wiki/Antropologia_politica nel paragrafetto “legittimità politica”.

 

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