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ribelli certo, geniali forse, ma ghettizzati e autoghettizzati.

era il 28 novembre 2011, quando un articolo di Cassandra, in arte Marco Calamari, diventera’ un punto fermo della mia, personale, resilienza di vita.

e’ arrivato il momento di portare fuori quel tipo di “comunicazione” che per anni e’ rimasta quasi sigillata dentro un pacchetto cd. “elite”, e’ il momento di capire e ritrovare autonomia, personale e sociale.

I colori di Cassandra/ Nero: la scomparsa della Rete

di M. Calamari -

Internet si evolve, seguendo i percorsi di massificazione
e allargamento della sua utenza. Ma il processo è tutt'altro che
democratico: non tutto è andato per il verso giusto, e non è detto tutto
sia ancora recuperabile.
In anni passati chi si è trovato ad essere cittadino della Rete, e perciò, 
come tutti i veri cittadini di una nazione, ad adoperarsi ed a lottare 
perché il buono che c'era non fosse eliminato, il male che non c'era 
non vi fosse introdotto e che in generale i diritti delle persone fossero rispettati,temeva che la Rete
potesse soccombere ad un'invasione di entità governative, alla censura
ed al controllo, insomma, ad un'occupazione "militare". La storia ci
insegna che questo non ha (per fortuna) avuto successo.

L'arrivo di orde di persone ignoranti (in senso latino - che non conoscono)
e che quindi si comportavano spesso come turisti caciaroni in visita in
un paese senza conoscerne o rispettarne caratteristiche, abitudini,
regole, e usanze, prontamente soddisfatta dall'apparire di un e-commerce
spesso esagerato, hanno radicalmente cambiato la Rete;

non in meglio, probabilmente, ma la Rete si è adattata ed è sopravvissuta.

Grazie a una preesistente "economia del dono" ha sviluppato memi ed
entità che si sono moltiplicate, non grazie a campagne pubblicitarie o
pressioni di gruppi di interesse, ma per merito dell'eccellenza tecnica
frutto dell'economia del dono, tanto che persino grandi aziende di
informatica hanno trovato conveniente venire a patti (spesso barando, ma
questo è un altro discorso) con il Software Libero e con i metodi con
cui la Rete costruiva sé stessa.

Nemmeno questa crescita esponenziale, inflazionaria,
globale, epocale ha distrutto la Rete, né ha prodotto, nel male e bene,
una trasformazione.

L'apparizione di entità delle Rete di dimensioni tali da
renderle quasi onnipotenti, come Google, Twitter e Facebook, o di ibridi
Mondo-Rete come Apple ed Amazon, ha segnato un altro punto di svolta, in
questo caso totalmente negativo.

Una frazione maggioritaria della popolazione della Rete, che rappresenta
ormai una frazione consistente
della popolazione mondiale, ha iniziato a riversare sé stessa nella
Rete, ma ha purtroppo scelto la strada sbagliata.

Invece di diffondere in Rete il meglio di sé stessi, cose accuratamente
realizzate e curate, possibilmente intelligenti o geniali, e magari fare
questo con una certa dose di umiltà,
vi ha riversato la propria vita e le proprie relazioni, permettendo ai
pesi massimi della Rete di esercitare silenziosamente il loro potere per
accumulare ricchezze ed istituire un tecnocontrollo pervasivo.

Malgrado questo la parte più sana, costituita spesso dai primi abitanti
della Rete stessa (vogliamo dire i nostri Padri?) è sopravvissuta e per
certi aspetti si è pure rafforzata, riuscendo ad aprire spazi di
dibattito e di confronto che hanno interessato, anche se
superficialmente, molte persone.

Ma si tratta pur sempre una minoranza che discute con una
minoranza appena un poco più grande, mentre la grande festa (festa?)
continua per la maggioranza degli abitanti (non più Cittadini) della Rete.
Di nuovo la Rete si adatta, sopravvive, per certi aspetti cresce ancora
ma per altri inizia a snaturarsi.

Oggi due nuovi fenomeni hanno iniziato a manifestarsi. Il primo è che la
Vecchia Signora ha cominciato ad esigere tributi sempre più grandi dalla
Rete, cominciando a sottrarle, spesso nel quasi totale silenzio, le menti
migliori e gli esempi più fulgidi. Il secondo è che la Rete stessa ha
cominciato ad assottigliarsi e a nascondersi qua e là, sempre più lontano
dalla percezione della maggioranza dei suoi abitanti.

Telefonini, pad, console, televisioni, e tanti altri aggeggi connettono
le persone e si connettono tra di loro, realizzando una connettività
implicita, pervasiva, che viene percepita e quindi diventa lo stato
"naturale" delle cose. Un sogno di anni fa... ma forse qualche cosa di
più simile ad un incubo oggi.

Perché?

Perché la Rete in quanto entità poliedrica, quasi sempre benefica,
specchio di un mondo "reale" anche se cibernetico, e civile anche se
talvolta oscura e violenta, scomparirà dalla vista.

La connettività di persone e cose diventerà una categoria "naturale",
come veder scorrere l'acqua se apro un rubinetto, accendersi una
lampadina se premo l'interruttore, o avere un'applicazione o un servizio
informatico quando se ne ha bisogno.

Purtroppo abbondanza e gratuità non significano
libertà, possibilità di scelta e partecipazione.

"Panem et circenses" hanno contribuito in misura notevole alla caduta di
Roma come faro (con lati buoni e cattivi, ovviamente) di una civiltà
progredita.

La trasformazione di una cittadinanza partecipativa in una plebe sazia e
facilmente controllabile è proprio quello che sta manifestandosi oggi. E
se tutto quello che rende manifesta l'esistenza del mondo dei bit
scomparirà negli oggetti quotidiani, cosa potrà mai rimanere della Rete
e più in generale del mondo dell'informatica come la conosciamo?

Solamente una vastissima maggioranza di plebei sazi di quotidiano e
privi di domande ed aspirazioni, unicamente concentrati sulla promozione
del proprio sé come brand personale.

Rimarranno poi due minoranze gruppi, due "Caste" a modo loro. La prima
minoranza sarà quella dei potenti, per giunta talvolta ammirati dalle
masse, coloro che sanno, decidono cosa fanno gli oggetti, li progettano,
e li danno da realizzare ad una parte della plebe (oggi in oriente, ma
domani chissà) che in condizioni di sfruttamento produce cose che non
comprende e che probabilmente non può permettersi.

La seconda minoranza sarà quella dei ribelli, dell'underground digitale
così ben tratteggiato da Gabriele Salvatores

<http://it.wikipedia.org/wiki/Nirvana_%28film%29> in "Nirvana":


ribelli certo, geniali forse, ma ghettizzati e autoghettizzati.
Pronti a vendere parti del proprio corpo, e soprattutto senza un
progetto individuale e men che mai collettivo per il futuro.

Questa profezia è così "nera" solo per via di banali aiCosi impugnati da
folle di aiDioti che li usano per monitorare ossessivamente il proprio
profailo?

Non per questo, non ancora per questo, ma per la evidente
direzione che questo indica, per la mancanza di reazioni e di rifiuto di
chi, sia dal lato della Rete che da quello della cultura, dovrebbe
metterlo allo scoperto, denunciarlo e combatterlo.

*Marco Calamari <http://www.marcoc.it/>*

 

 

A Christmas Message From Edward Snowden

… Because this message appears to be blocked in some place here’s another upload… Many thanks to Edward Snowden for his courage and hard work to let the world know about our predicament.

and make/get copy

of the copy

of the copy

of the copy ….

A Christmas Message From Edward Snowden from Gendo on Vimeo.

https://vimeo.com/82666985

 

articolo sul Manifesto di Arturo Di Corinto per #NOV5TH

English: Demonstrator with a Guy Fawkes mask i...

Anonymous, giù la maschera Oggi la marcia degli hacktivisti

*Million Mask March: Anonymous scende in piazza*

*Gli hacktivisti: Tolleranza zero verso i governi corrotti*

Arturo Di Corinto

*per il Manifesto*

2012-06-30 12.31.07

Uniti contro la società del controllo globale. Gli Anonymous chiamano alla sollevazione, e martedì 5 novembre, in onore di Guy Fawkes, daranno fuoco alle polveri della protesta precipitandosi nelle piazze di oltre 400 città, dal Texas a Città del Capo.

È la Million Mask March, che vuole portare ovunque la sua “Dichiarazione di libertà”, contro l’oppressione di tutti i governi. Vestiti con la maschera di Guy Fawkes, il rivoluzionario del XVII secolo che voleva far saltare con 36 barili di polvere pirica il Parlamento britannico, si ritroveranno a migliaia a invocare trasparenza e giustizia in una marcia pacifica il cui epicentro sarà il Monumento a George Washington, nell’omonima capitale federale americana.

L’evento, seppure richiami alla memoria altre marce come questa, non ha precedenti:

per la prima volta il movimento globale che veste i panni del rivoluzionario inglese usa come megafono Facebook ed è la prima volta che si organizza a livello mondiale per rivendicare istanze politiche e sociali. Era successo su una scala minore solo in occasione delle proteste contro l’Acta, l’accordo anti-contraffazione.

Nel passato gli anonymous avevano operato sempre attraverso specifiche campagne, contro Scientology, contro i padroni del copyright – la Riaa e la Mpaa-, per vendicare il blocco dei conti di Wikileaks, per ridicolizzare la H.B. Gary, contractor della difesa americana, o la Vitrociset, che si occupava di gestire i dati delle polizie italiane.

Stavolta no, la chiamata è globale, di fronte allo scandalo del Datagate denunciato da Edward Snowden, mentre la crisi morde, la disoccupazione avanza e le guerre continuano.

È presto per dire che il movimento globale contro la corruzione e la guerra, contro le banche d’affari e il mercatismo si stia globalizzando sotto la bandiera di Anonymous, ma è un fatto che a chiamare tutti a raccolta dal sito della marcia siano occupiers, whistleblowers e hacktivisti.

E sigle come Wikileaks, il Partito pirata e Occupy Wall Street.

Nel passato le incursioni degli Anonymous avevano usato strumenti tipicamente hacktivisti, cioè da attivisti che usano le tecniche dell’hacking per vendicare un torto o denunciare uno scandalo.

Prima di eseguire e rivendicare le azioni gli anonymi si sono sempre coordinati in chat room segrete per definire obiettivi ed entità degli attacchi che potevano sfociare in un DdoS (distributed denial of service), l’interrruzione temporanea di un servizio Internet sovraccaricandolo di richieste, concludersi con il defacciamento del sito di Miss Padania, o con la pubblicazione sul web di nome e cognome di pedofili o neonazisti.

Così, dopo gli scherzi goliardici su 4chan, dopo gli interventi di “vigilantismo” che erano andati a pescare cyberbulli e pedopornografi nel deep web, la socializzazione delle tattiche e delle tecniche degli Anonymous aveva innescato la dinamica dell’emulazione ingrossandone le fila e moltiplicando gli interventi: azioni sempre più difficili ed eclatanti, ai danni del Vaticano, del parlamento ungherese, di Equitalia.

Fallito il tentativo dell’intelligence nostrana di presentare quattro anonymi arrestati come pirati informatici dediti al ricatto, anche le crew italiane sono diventate più forti e politicamente consapevoli, un fatto che nelle molte interpretazioni libresche e giornalistiche è stato colto solo dal libro Anonymous.

Noi siamo legione, della giornalista italiana Antonella Beccaria (Aliberti 2012).

Adesso l’obiettivo è uscire allo scoperto e portare quanta più gente possibile in piazza e di farlo attraverso Facebook, uno degli strumenti meno amati dagli hacker, proprio per il suo carattere di aggregatore a privacy zero di dati personali, paradigma di quella sorveglianza globale cui ogni giorno ci consegnamo volontariamente e spesso consapevolmente.

Non sapppiamo se sia l’inizio di un movimento destinato a durare, capace di collegare soggettività e moltitudini, ma il messaggio di Anonymous sembra chiaro:

non esiste soluzione singolare ai problemi collettivi e il 99% del pianeta, motivato e con gli strumenti giusti, cioè Internet, è oggi nella condizione di sviluppare una nuova cultura e una nuova società, fondata sulla solidarietà, la pace e la trasparenza.

E proprio per questo la difesa della rete e della libertà di comunicazione è al centro del messaggio della marcia che vuole dire basta alla repressione digitale, alle armate del copyright e agli spioni governativi.La Million Mask March segue la logica zapatista: coprirsi il volto per non farsi vedere, mostrarsi per nascondersi, unirsi per cambiare. Ne vedremo delle belle.

 

Internet, ora tocca a Indymedia l’oscuramento per diffamazione

Il Giudice delle indagini preliminari di Milano, su richiesta della locale procura, ha disposto il 24 maggio scorso il *sequestro preventivo* delle pagine web del network di informazione indipendente *Indymedia <http://italy.indymedia.org/>*.

 

Si tratta in particolare di pagine tratte dalle sezioni Piemonte e Toscana del network.

L’ordine di oscuramento delle pagine web, è stato trasmesso il 13 giugno a tutti i *provider italiani* perché disponessero l’inibizione all’accesso ai cittadini italiani, dal momento che i server del network sono residenti all’estero.

La ragione dell’ordine di inibizione risiede nella presenza di *quattro articoli di stampa ritenuti diffamatori* da una società multinazionale che aveva sporto querela contro il network.

Un articolista anonimo, come prassi del network, aveva riportato, “abilmente decontestualizzandolo” afferma il Gip, “un passaggio di una riservata relazione di un manager della XXXXXX addetto al mercato ucraino – si afferma, in buona sostanza, che la medesima XXXXXXX non avrebbe alcuna remora a fare affari con soggetti di diretta o indiretta caratura mafiosa, tant’è che il relativo titolo è Mafioso è bello”.

L’articolista peraltro è stato identificato ancorché scrivesse sotto uno pseudonimo.

L’inibizione viene disposta in virtù di indagini per *diffamazione a mezzo stampa* perché – a detta del Gip “la querelante viene descritta, in estrema sintesi, come una società la cui politica aziendale è stabilmente caratterizzata dall’abituale ricorso a scorrette pratiche commerciali, spesso sconfinanti nei reati di corruzione, turbativa d’asta e illegale intercettazione di comunicazioni e conversazioni”.

Il “pezzo” contenente le accuse alla società querelante era poi stato ripreso dalla testata *Milano Finanza*.

Si tratta del *secondo caso* conosciuto in Italia di inibizione all’accesso per i cittadini italiani attuato attraverso i provider per il delitto di *diffamazione attraverso internet*.

Il primo caso si riferiva ad un provvedimento emesso dal Gip di Belluno nel caso del portale sulla tragedia del Vajont <http://www.lidis.it/newsdetail.asp?ID=1301>, poi annullato dal tribunale del riesame di Belluno.

L’inibizione all’accesso per i cittadini italiani attraverso i provider di accesso (e non presso il provider dove risiede fisicamente un portale) è considerato di solito l’extrema ratio da parte degli organi di pubblica accusa e rarissimamente viene concesso per reati che hanno a che fare con la stampa.

 

Almeno sino ad oggi.

 

 

AGCOM: una mail da spedire immediatamente!

un piccolo sforzo oggi per prenderci la libertà domani

Facciamo sentire la nostra voce!

Ai Presidenti dei Gruppi Parlamentari:

PD     franceschini_d@camera.it             finocchiaro_a@posta.senato.it

IDV   donadi_m@camera.it                   belisario_f@posta.senato.it

 

^~^~^~^~^

Onorevoli Presidenti,

nelle prossime ore il Parlamento deciderà del futuro del nostro Paese.

Le nomine Agccom non sono nomine qualunque.

In questi anni la nostra democrazia ha dovuto subire le menomazioni della mancanza di pluralismo,

di un conflitto di interessi che ha strangolato libertà fondamentali e la stessa possibilità di guardare

al futuro del nostro Paese con speranza.

Le notizie di stampa che raccontano [0] di una spartizione che riconsegnerebbe la maggioranza del consiglio

a culture politiche che non si sono distinte per posizioni chiare contro questi grumi di interesse ci preoccupa come cittadini.

 

Vi chiediamo di ripensarci!

 

Il nostro giudizio su ciò che vorrete fare realmente nella prossima legislatura si misura con le scelte che farete in queste ore!

Non deludeteci un’altra volta!

 

NO AL CONFLITTO DI INTERESSI

SI AL PLURALISMO

NO ALL’OCCUPAZIONE MEDIATICA

SI A UNA COALIZIONE CHE VUOLE FARE LE RIFORME REALI

NO ALLE LOBBY IN AGCOM

SI ALLA LIBERTA’ DELLA RETE

 

[0] http://vogliamotrasparenza.it/agcom-e-privacy-il-parlamento-chiamato-a-decidere-il-56-giugno-i-partiti-hanno-gia-scelto-i-nomi-la-campagna-di-open-media-coalition-per-far-vincere-la-trasparenz/

LA #PARATA DEL #2GIUGNO E’ STATA UN FLOP, HANNO SFILATO DA SOLI

LA PARATA E’ STATA UN FLOP! “BEN COPERTO DALLA TV” clicca la foto

2 giugno 2012 ore 11:09

La parata militare è stata un flop pazzesco, hanno sfilato da soli!

Le foto, scattate da una cittadina residente nella zona, ritraggono il passaggio della parata militare, oggi all’altezza del Colosseo, normalmente affollata di cittadini. Nemmeno l’ombra di un cittadino ad accompagnare la sfilata di uomini e mezzi. Soltanto sotto il palco una modesta presenza. Per il resto il deserto. Ovviamente in tv sono stati molto attenti a non fare vedere queste immagini di desolazione.
Un flop di partecipazione che dovrebbe fare riflettere i politici e il presidente della Repubblica.

http://violapost.it/?p=8702la #PARATA e’ stato un #FLOP

 

😀

 

CE LA RACCONTA LA MINKIANEL PUGNO:

 

 

GIORNATA INTERNAZIONALE #NOACTA 9 GIUGNO – PIRATI A CARACALLA

Sabato della prossima settimana, il 9 giugno, è stato scelto come l’ultima grande
Giornata internazionale contro ACTA.

Ci auguriamo che con il voto nel mese di luglio riusciremo ad ottenere che il Parlamento europeo

voti  contro, e finalmente  ELIMINARLA DEFINITIVAMENTE.

Continua a leggere…

my.pages » La verità sul fenomeno pirata

my.pages » La verità sul fenomeno pirata.

 

E allora entriamo nei dettagli, visto che l’unica informazione corretta nell’articolo di Federico Mello è l’intenzione dei Pirati di legalizzare le droghe in modo che gli utenti e dipendenti le comprino in farmacia piuttosto che al mercato nero, e in questo ricevano droghe di qualità sicura accompagnate da consulenza professionale. Tanto è inutile tentare di vietarglielo. In Portogallo questa politica ha portato ad una forte riduzione del consumo.

Anche i Pirati rifiutano i delegati, non hanno aspettato che arrivasse Beppe Grillo a dirglielo — anzi, hanno iniziato prima loro. Non a caso alla fondazione del MoVimento c’era come ospite d’onore il fondatore dei Pirati. I delegati esistono solo in forma virtuale nel Liquid Feedback, uno strumento democratico che realizza un parlamento legislativo virtuale via Internet con un geniale compromesso tra l’irrealizzabile democrazia diretta perfetta e la democrazia rappresentativa, senza mai perdere il controllo del proprio voto.

“La ricetta di questo boom è semplice.” Ma veramente, Federico? Pensi di avere capito la magia pirata? Potresti essere di grande aiuto a tutti i spin doctors tedeschi che si stanno strappando gli ultimi capelli in testa a causa di questo fenomeno pirata. La ricetta per arrivare al 13% dei consensi non è mai semplice.

Il Piratenpartei ha programmi politici a palate. In quasi ogni regione e specialmente a livello federale. Trattano spesso dei valori core del movimento — i diritti civili, la trasparenza, la partecipazione politica. Ma anche dell’educazione, l’ambiente, la giustizia, l’equalità dei generi, i diritti dei migranti, la riforma dei diritti d’autore necessaria per fermare la criminalizzazione di tutta una generazione e la sana applicazione delle tecnologie che i politicanti tradizionali non comprendono o non vogliono comprendere.

Mentre l’economia aspetta ancora che i Piraten si decidano tra una ventina di proposte sviluppate in Liquid Feedback, ci sono proposte visionarie sul lavoro e il sistema sociale col potenziale di creare un mondo migliore per tutti, dovessero riuscire — per ora in Germania, ma il virus pirata nei pochi mesi dal successo di Berlino ha già conquistato seggi in Austria e Spagna.

Passiamo oltre i “Pirataten.” Presumo si tratti di “Piraten” che hanno mangiato troppe pataten. Arriviamo ai “trasporti pubblici per gli studenti” che già esistono nella maggioranza delle regioni. La traduzione corretta sarebbe che i Piraten propongono la flatrate ai trasporti pubblici per incentivarne l’uso. A Berlino i biglietti del bus costano 2 euro e 10 e nonostante l’alto prezzo il comune finanzia il 60% dei trasporti pubblici. Un cambiamento di strategia potrebbe ridurre drammaticamente l’uso delle automobili.

Arriviamo al “salario minimo universale.” Qui si vede che ha fallito Google Translate, perchè il reddito di cittadinanza non è un salario. Comunque i Pirati stanno solo chiedendo che il governo faccia dei seri tentativi a calcolarne la fattibilità, visto che modelli credibili esistono. Intanto gli altri partiti proclamano la infinanziabilità a priori, senza neanche leggere quattro righe in merito.

“L’antipatia di molti artisti (favorevoli al copyright)” da dove proviene, da un comunicato stampa dell’industria fonografica? C’è più disponibilità alla riforma del copyright in realtà. Gli artisti ai quali conviene l’attuale legislazione, sono il 2%.

Il bello della programmatica pirata è che è stata scritta in modo orizzontale da migliaia di semplici membri di partito. Le facce in TV e nei parlamenti sono solo esecutori dell’incarico. Questa potrebbe essere la novità che sta elettrizzando il popolo tedesco.

Concludiamo il discorso con la “formazione a stragrande maggioranza maschile” come tutti gli altri partiti. Una quota del 15% di femmine è abbastanza normale — almeno pare che siano 15% alle assemblee. Quante siano in totale i Piraten non lo sanno perchè secondo il principio di parsimonia dei dati raccolti nel modulo d’iscrizione non chiedono il genere o sesso del nuovo Pirata.

Spero di avere reso l’idea che il movimento pirata è molto ma molto da prendere sul serio ed è meglio informarsi direttamente che via i media che copiano da chi già non ha capito niente.

—lynX

 

CONVEGNO: La battaglia sul copyright e l’arte: vincerà la pirateria o i tradizionali diritti d’autore?

Non sarà il solito Convegno, ma un vero e proprio scontro, quello che
si terrà a Cosenza, il prossimo 17 maggio 2012, dal titolo

“La crisi del diritto d’autore.
Il copyright, tra mercato legale e pirateria”

All’Università della Calabria, si daranno appuntamento, per la prima
volta, i nomi più noti in Italia in materia di copyright e diritto
della rete.

In gioco non c’è solo il download gratuito di qualche cd,
ma le stesse libertà fondamentali del web.

Uno scontro epocale!

Da un lato, i riformisti, che si battono per una revisione sostanziale
della disciplina del copyright, resa oggi ancor più necessaria
dall’avvento di Internet e delle piattaforme di filesharing.

Dall’altro, i rappresentanti dell’attuale sistema, l’industria dei
contenuti, gli intermediari nella raccolta dei diritti e il loro
“braccio armato”: la SIAE e la polizia postale.

Il tutto dietro lo scenario del regolamento dell’AgCom, in via di
approvazione: la nuova normativa che promette controlli e pene più
severe contro la pirateria informatica.

L’interrogativo di fondo è quello che occupa, da dieci anni a questa
parte, le pagine dei principali giornali e blog: il filesharing è
equiparabile al furto di un cd? La contraffazione è realmente causa di
disoccupazione? La lotta alla pirateria può giustificare una serie di
limitazioni e filtri al web, tanto da renderlo un terreno di caccia?
Siamo disposti a rinunciare alle libertà cui la rete ci ha abituato in
ragione della tutela dei diritti di una industria vecchia di oltre
cento anni? È giusto considerare ogni utente che navighi su internet
un potenziale criminale, da controllare come un detenuto col
“braccialetto elettronico”?

A introdurre i lavori e a fare da moderatore sarà l’avv. Angelo Greco,
già noto per i suoi scritti in materia (tra l’altro) di diritto
d’autore e diritto della rete, collaboratore presso la cattedra di
diritto processuale civile presso la cattedra di diritto processuale
civile dell’Unical.

L’avv. Angelo Greco, da qualche mese, dirige il portale

www.laleggepertutti.it, un ambizioso progetto che tenta di tradurre,

in linguaggio comprensibile a tutti i cittadini, le leggi e le ultime

sentenze, in modo da fornire un vademecum comportamentale per la vita

di tutti i giorni.

Maggiori info su www.avvangelogreco.it

                          I relatori del Convegno saranno:

– l’avv. Fulvio Sarzana, blogger e avvocato noto in materia di copyright

e diritto della rete.

Recentemente, l’avv. Sarzana si è distinto per aver pubblicato

il “Libro bianco su diritti d’autore e diritti fondamentali nella rete internet”,

un interessantissimo saggio che mira a dimostrare

che non tutte le critiche riferite alla pirateria sono vere.

Maggiori info su www.fulviosarzana.it

– l’avv. Guido Scorza, avvocato, giornalista e famoso blogger in
materia di copyright e diritto della rete. L’avv. Scorza scrive sui
principali giornali online (come “Punto Informatico” e “Il Fatto
Quotidiano”), distinguendosi da sempre per una posizione a strenua
tutela dei diritti della rete., Dottore di ricerca in informatica
giuridica e diritto delle nuove tecnologie, è docente presso il Master
di diritto delle nuove tecnologie della facoltà di Giurisprudenza
dell’Università di Bologna, presso il Master in Sicurezza dei sistemi
e delle reti informatiche dell’Università La Sapienza di Roma, presso
la Scuola Ufficiali dell’Arma dei Carabinieri, presso il Corso di
Laurea in tecnologie informatiche dell’Università La Sapienza nonché
presso la European School of Economics.

Maggiori info su www.guidoscorza.it

– il dott. Gennaro Francione, già giudice presso il tribunale penale
di Roma. Il Giudice Francione si è distinto per aver firmato, nel
2001, una famosissima sentenza, a tutti nota con il nome di “sentenza
anti-copyright”. Le innovative idee del giudice Francione hanno fatto
il giro del Paese e del mondo, contribuendo a ispirare il pensiero di
diversi ideologi dell’anti-copyright e di taluni tribunali.

– il dott. Filippo Gagliano, direttore della sede S.I.A.E. di Napoli,
competente per la zona Campania, Calabria e Molise.

– la dott.ssa Tiziana Scarpelli, Sostituto Commissario Polizia di
Stato, della sezione Polizia Postale e delle Comunicazioni di Cosenza.
La dott.ssa Scarpelli, già relatrice in numerosi convegni, ha maturato
una approfondita e accurata competenza in materia di lotta ai crimini
informatici.

– l’avv. Leopolodo Lombardi, attualmente presidente nazionale
dell’Associazione Fonografici Italiani.

I lavori inizieranno alle 14.30 presso l’Aula Magna dell’Università
della Calabria di Arcavacata (Cosenza).

Il Convegno sarà patrocinato dall’Ordine degli Avvocati di Cosenza e
varrà 5 crediti formativi.

~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~

Sponsor della manifestazione saranno il portale
http://www.laleggepertutti.it, l’associazione studentesca Elsa, il locale
“Deep Fashion”.

bofhinside

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